1. L’attore Rock Hudson muore. Ma muore di AIDS. Il mondo si agita. I mass media diffondono la notizia. L’opinione pubblica prende coscienza. Il film “Philadelphia”. Racconta l’amore e la malattia. La morte di un giovane omosessuale. Hollywood parla della nuova peste del secolo. E ricordo Luca. Mentre disegna il punto nero nei suoi polmoni. E il dottore che ingrandisce quel disegno. E Luca che scarabocchia quel punto che dilaga sul foglio. E diventa un grande buco nero che inghiotte la sua vita. E il suo corpo disfatto che la malattia si porta via. Ma nessuno ne parla più. Non il cinema, non la cronaca. Tutto sotto silenzio. Tutto è cambiato, purtroppo, nessuno ne parla più.

Ho perso il lavoro. Hanno saputo della mia sieropositività. Ho letto il terrore nei loro occhi. Non mi hanno detto la verità. Licenziato per esubero di personale. La pausa caffè negli ultimi giorni era solitaria. Persino il saluto si era affievolito e trasformato in un flebile “ ’giorno”. Bisbigli nelle stanze e gomitate complici. La caccia alle streghe non è mai finita.  Stanotte dormo a casa, domani non so. Non ho più i soldi per l’affitto”.

Si parla poco. Non è di moda. Non fa più paura. Improvvisamente scomparso dalle nostre vite. Dalle nostre morti.
Io di amici ne ho perso più di qualcuno…

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Luca, Maurizio, Sandra, Lorena, Antonio, Giovanni, Sara, Antonella, Marco, Paolo, Manuela…

 

Insegno in una scuola media. Ho una laurea in Lettere.  Ho un marito e un figlio. Ho anche molti amici, cari, da tanti anni. Quest’anno compio quarant’anni e farò una grande festa. Mi piace fare l’amore. Mi piace sperimentare. Ho comprato un piccolo appartamento in centro e nessuno lo sa. Uso internet, chatto e incontro molti uomini. Li scelgo con cura. Li scelgo da  piccoli dettagli. Un guizzo negli occhi. Una mano che afferra un oggetto. La giacca appoggiata ad una spalla. Il gioco è semplice. Contatto. Invio una foto ammiccante. Ci piacciamo. Do l’appuntamento e faccio l’amore. Non voglio sapere nulla della loro vita. Non racconto niente di me. Torno a casa e preparo la cena. Tutti sorridono intorno alla tavola. Non uso preservativi. Non mi va. Con mio marito è sempre bellissimo”.

Dopo il boom degli anni ’80/’90 di Aids non si sente più parlare. In tivù non girano più quei terrificanti spot. I giornali non hanno interesse a pubblicare nuove informazioni o ricerche sulla possibilità di nuove cure. Eccezione: 1° dicembre. Giornata mondiale contro l’Aids. Momento magico, dove tutti si prodigano per informare e prevenire.

E se ne parla, parla, parla, solo tra gli “addetti ai lavori”. I fatti non combaciano mai con tutto quel rumore.
E intanto, si continua a morire, facendo finta di niente. Il problema non è più nostro. I comportamenti a rischio non ci sono. HIV e AIDS sono solo un ricordo.

                                                                                                  La Redazione